Martin Luther King Jr.

Martin Luther King Jr., nato Michael King Jr. (Atlanta, 15 gennaio 1929 – Memphis, 4 aprile 1968), è stato un pastore protestante, politicoe attivista statunitense, leader del movimento per i diritti civili degli afroamericani.
Il suo nome viene accostato per la sua attività di pacifista a quello di Gandhi, il leader della non violenza della cui opera King è stato un appassionato studioso, e a Richard Gregg, primo americano a teorizzare organicamente la lotta non violenta. L’impegno civile di Martin Luther King è condensato nella Letter from Birmingham Jail (Lettera dalla prigione di Birmingham), scritta nel 1963, e in Strength to love (La forza di amare) che costituiscono un’appassionata enunciazione della sua indomabile crociata per la giustizia.
Unanimemente riconosciuto apostolo instancabile della resistenza non violenta, eroe e paladino dei reietti e degli emarginati, “redentore dalla faccia nera”, Martin Luther King si è sempre esposto in prima linea affinché fosse abbattuto nella realtà americana degli anni cinquanta e sessanta ogni sorta di pregiudizio etnico. Ha predicato l’ottimismo creativo dell’amore e della resistenza non violenta, come la più sicura alternativa sia alla rassegnazione passiva che alla reazione violenta preferita da altri gruppi di colore, come ad esempio i seguaci di Malcolm X.

Martin Luther King nacque ad Atlanta, in Georgia, il 15 gennaio 1929, secondogenito di Martin Luther King Senior (1899-1984), di origini africane e irlandesi, reverendo della chiesa Battista, e di Alberta Williams (1904-1974) organista nel coro della chiesa[1]. Il suo nome legale alla nascita era Michael King come quello di suo padre. Il padre decise di cambiare il nome in Martin Luther King nel 1934 durante un viaggio in Terra santa e in Europa, e che lo portò anche nella Berlino della Germania nazista dove fu affascinato dalla figura del grande riformatore tedesco Martin Lutero. In famiglia il piccolo King continuò ad essere chiamato Mike[2]. Il nonno materno di Martin, il Reverendo Adam Daniel Williams (1861-1931), era pastore nella chiesa in cui venne battezzato, la Ebenezer Baptist Church di Atlanta, mentre sia la nonna paterna, Delia Linsey (1875-1924) che quella materna, Jennie Celeste Parks Williams (1873-1941) frequentarono lo stesso seminario, lo Spellman Seminary. Delia, figlia di due schiavi, James Jim Long (1844-1880) e Jane Linsey (1853-1880), acquisì il cognome della madre, mentre il nonno paterno, James Albert King (1864-1933), proveniva da una famiglia di origine irlandese e africana.
Martin Luther King crebbe ad Atlanta nella Auburn Avenue, la zona borghese della città[3], dove frequentò le scuole elementari Younge street elementary School e David T. Howard Elementary School nella quale si diplomò nel 1940[4]. In seguito frequentò la scuola sperimentale dell’università di Atlanta prima di entrare al Booker T. Washington High School. All’età di soli tredici anni divenne il più giovane vice direttore di un giornale per la collaborazione prestata all’Atlanta Journal[4]. A quattordici anni, come racconta nella sua biografia, di ritorno da un viaggio in autobus a Dublin dove aveva sostenuto una gara oratoria, poi vinta, fu costretto assieme ad altri a cedere il suo posto a passeggeri bianchi saliti a bordo lungo il percorso, rimanendo in piedi per oltre 140 chilometri. Come lui stesso avrebbe affermato, fu una serata indelebile nella sua memoria[5].
A quindici anni riuscì a superare l’esame di ammissione all’Atlanta Baptist College, collegio per neri successivamente rinominato Morehouse College di Atlanta[2], frequentato in precedenza da suo padre e da suo nonno – formalmente senza aver concluso gli studi precedenti – dove si laureò in sociologia nel giugno del 1948[4]. Al college negli anni 1946 e 1948 ottenne due secondi posti al John L. Webb Oratorical Contest. Nel 1946 ottenne un’occupazione estiva all’Atlanta Railway Express Company, da dove si dimise subito dopo che il suo capo bianco lo aveva chiamato con il termine nigger[6]. Durante gli anni in cui frequentava il college pensava al suo futuro: inizialmente voleva diventare avvocato o medico[7], anche se aveva aiutato suo padre per diversi mesi[8] e un suo caro amico, Walter McCall, era deciso a diventare pastore.

King con sua moglie Coretta Scott King

Il padre, il reverendo Martin Luther King Senior, consigliò al figlio di diventare pastore battista come lui. Inizialmente scettico su tale scelta, si convinse grazie alla lettura dei grandi pensatori religiosi[9]. Iniziò il suo percorso di studi religiosi nell’autunno del 1948 al Crozer Theological Seminary di Chester, in Pennsylvania[10], una scuola principalmente composta da bianchi. Nel 1950 assistette ad una conferenza su Mahatma Gandhi[11]. Studiò con profitto con Robert Keighton[12]. L’8 maggio 1951 ricevette il baccalaureato in Teologia. Ottenne anche una borsa di studio (la J. Lewis Crozer) e vinse il Plafker[13].
Fidanzato prima con Juanita Sellers,[14] in seguito si fidanzò con una ragazza bianca, Betty Moitz, che avrebbe voluto sposare[15] Il 13 settembre 1951 iniziò a frequentare l’Università di Boston, nel gennaio del 1952 proprio a Boston[16] conobbe Coretta Scott[17] i due si sposarono il 18 giugno 1953. All’università studiò con Edgar S. Brightman e L. Harold DeWolf, a quei tempi viveva nella Massachusetts Avenue. Conseguì il Dottorato in Filosofia il 5 giugno 1955.
Nel 1954, ebbe diverse offerte, sia da alcune chiese[18] che da alcuni college, di cui una dalla chiesa battista di Dexter Avenue a Montgomery, in Alabama, che accettò volentieri. Il 24 gennaio 1954 proferì il suo sermone di prova, con il titolo The Three dimension of a complete life (le tre dimensioni di una vita completa)[19] Il 14 aprile 1954 accetta l’incarico, con un salario di 4.200 dollari all’anno.[20] A venticinque anni Martin Luther King Jr. diventò così il pastore di una delle città nel profondo Sud degli Stati Uniti dove la situazione razziale era tra le più dure. Entrò a far parte della sede locale del NAACP (National Association for the Advancement of Colored People) e diventò vicepresidente del Consiglio dell’Alabama per i rapporti umani.[21]

Martin Luther King con Rosa Parks(circa 1955)

La situazione di segregazione e negazione dei più elementari diritti civili alla comunità nera, a Montgomery come in molte altre parti degli USA, aveva già portato molta tensione nella comunità afroamericana. Il 2 marzo del 1955 a Montgomery alcuni bianchi salirono su un autobus;[22] non essendoci posti liberi, l’autista pretese che quattro donne nere, che si erano sedute nei posti di mezzo, si alzassero lasciando il loro posto a quei ragazzi bianchi: due ubbidirono mentre altre due no. Accorsa la polizia a dirimere la questione, Claudette Colvin, una studentessa quindicenne, reclamò i propri diritti, in quanto sedutasi prima, ma venne fatta scendere e arrestata.[23] Il caso viene messo al vaglio di una commissione della comunità afroamericana in cui sedeva anche King, il quale, assieme agli attivisti Edgar Nixon e Clifford Durr, decise di non prendere iniziative per il momento.
Il 1º dicembre 1955 Rosa Parks per essersi rifiutata di lasciare il suo posto, ancora uno di quelli di mezzo, messi a disposizione di tutti, per far sedere un uomo bianco, venne arrestata e accusata di aver violato le leggi sulla segregazione. La donna apparteneva al NAACP; avvertì così Edgar Nixon che ne firmò la garanzia.[24] In un primo momento la notizia del sopruso scatenò una reazione violenta da parte della comunità nera di Montgomery e la polizia reagì agli incendi degli autobus e alle vetrine fracassate sparando.[9] Nixon avvertì King dell’accaduto e dopo un incontro nella sua chiesa dove parteciparono più di quaranta leader della comunità afroamericana,[25] su proposta di L. Roy Bennett, presidente della Interdenominational Alliance attuando un sistema di protesta non violento, basato sul boicottaggio, si decise che il giorno 5 dicembre 1955 nessun nero dovesse utilizzare gli autobus.
Si era prevista un’adesione del 60% ma la percentuale effettiva fu molto più alta, diversi mezzi che solitamente viaggiavano pieni erano completamente vuoti[26]. Il giorno stesso si ebbe la sentenza: Parks venne condannata a pagare una multa pari a 10 dollari[27] a cui si aggiunsero le spese per il processo. La sera si tenne una riunione di massa nella chiesa battista di Holt Street dove si formò il MIA Montgomery Improvement Association (Associazione per il miglioramento di Montgomery, nome scelto su proposta di Ralph Abernathy), di cui Martin venne eletto presidente. Il boicottaggio dei mezzi pubblici assunse proporzioni sempre più vaste man mano che la notizia si diffondeva: la comunità afroamericana si spostava come poteva, a piedi o con l’aiuto di tassisti afroamericani, che avevano abbassato le loro tariffe sino a quella degli autobus[28] e liberi cittadini che si prestavano volentieri alla protesta.

L’autobus dove Rosa Parks fu arrestata. Esso è esposto presso l’Henry Ford Museum di Detroit, Michigan.

In un incontro dell’8 dicembre con la commissione municipale, Clyde Sellers ricordò l’esistenza di una legge che stabiliva una tariffa minima per la corse dei tassì, 45 centesimi contro i 10 richiesti, che nei giorni seguenti i tassisti furono obbligati a rispettare.[29] King, dopo essersi consultato con Theodore Jemison che aveva vissuto un’esperienza simile, espose in un’assemblea i fatti ricevendo offerte di autisti disposti a trasportare le persone: le auto a disposizione furono circa trecento,[30] e si organizzarono luoghi di raccolta.[31]
Ci furono delle trattative in municipio dove King voleva presentare tre punti su cui discutere, fra cui la richiesta di rispettare l’ordine in cui si saliva sui mezzi pubblici, ma venne obiettato dal legale Jack Crenshaw che la loro proposta violava l’ordinanza municipale e non si concluse nulla.[32] Si diffuse un finto accordo tenutosi il 22 gennaio con persone non aderenti al MIA ma si riuscì a smentire l’accaduto in tempo, continuando l’azione di disturbo,[33] mentre il sindaco annunciò in televisione che si doveva combattere il boicottaggio. Il 26 gennaio 1956King si trovava alla guida della propria auto e decise di raccogliere alcune persone con cui condivise il viaggio; notando di essere seguito da un poliziotto cercò di rispettare il codice stradale ma venne fermato, e con il pretesto di eccesso di velocità,[34] arrestato e incarcerato.[35]
Condotto al carcere municipale di Montgomery gli vennero prese le impronte digitali. Si formò una folla davanti al carcere e alla fine venne rilasciato, lui stesso firmò l’impegno alla cauzione. Intanto la rabbia della comunità bianca montò sempre di più, fino a sfociare nella violenza (in buona parte dal Ku Klux Klan), ogni giorno la famiglia King riceveva lettere minatorie, anche decine di esse, il 30 gennaio intorno alle 21 e 30 venne scagliata una bomba nella casa di King.[36] Al ritorno, notando la molta gente armata radunatasi e la tensione che si respirava, il pastore tenne un discorso con cui placò gli animi e Coretta disse al padre, che era venuto a prenderla, che non poteva lasciare il marito in questo momento.[37] La notizia della protesta cominciò a riscuotere consensi anche fuori dall’Alabama, e il movimento afroamericano ricevette fondi e sostegno morale anche da paesi lontani come il Giappone e la Svizzera.[9]

Ritratto di Martin Luther King, Jr., di Betsy G. Reyneau

Il 13 febbraio 1956 la giuria della contea di Montgomery doveva decidere sulla legalità del boicottaggio, le 18 persone che costituivano la giuria trovarono un accordo il 21 febbraio, facendo riferimento a una vecchia ordinanza del 1921[38], e stabilirono che il boicottaggio era illegale. Cento persone vennero rinviate a processo. King in quel momento si trovava a Nashville, dove stava dando lezioni all’università di Fisk, ma decise di ritornare a Montgomery e fu quindi arrestato,[39] la cauzione venne pagata e King tornò a casa. Il 22 marzo il giudice Eugene Carter fissò la multa da pagare in 500 dollari, a cui si aggiungevano le spese processuali; l’alternativa erano 386 giorni di lavori forzati.[40]
Dietro pressioni delle autorità locali, le compagnie di assicurazione statunitensi decisero che dal 15 settembre avrebbero annullato tutte le polizze delle auto usate per il trasporto di passeggeri. Per ovviare al problema si chiese e si ottenne l’intervento dei Lloyd’s, la compagnia assicurativa inglese.[41] La campagna si concluse dopo un lungo strascico nei tribunali: il 19 giugno 1956, la Corte Distrettuale degli Stati Uniti stabilì (caso Browder v. Gayle) che la segregazione forzata di passeggeri neri e bianchi sugli autobus operanti a Montgomery violava la Costituzione Americana (in particolare contrastando con quanto stabilito dal XIV emendamento). Dalla parte opposta fu chiesto al tribunale federale di intervenire anche sul servizio delle auto, ma senza successo.
Il 13 novembre 1956 la Corte Suprema degli Stati Uniti confermò la decisione della Corte Distrettuale, con approvazione unanime[9]. L’ordinanza abolitiva fu resa esecutiva a Montgomery il 20 dicembre ed il boicottaggio dei bus terminò il giorno successivo, dopo 382 giorni.[42] Il giorno stesso, alle 5.55, King attendeva il primo autobus, salì pochi minuti dopo insieme a Nixon, Abernathy e Glenn Smiley, un prete bianco che sedette al suo fianco.[43] La decisione dei tribunali, accolta con entusiasmo dalla comunità nera, provocò rabbia e sgomento tra gli attivisti razzisti bianchi più estremisti, che risposero con episodi di violenza, tra i quali i lanci di bombe nella chiesa e nella casa dell’amico di Martin Luther King Ralph Abernathy[44].

Martin Luther King durante una conferenza

Martin Luther King, in compagnia di Ralph Abernathy e altri attivisti per i diritti civili della comunità afroamericana, fondò il Southern Christian Leadership Conference (Congresso dei leader cristiani degli stati del Sud).[45] L’obiettivo di questa associazione era di organizzare in modo chiaro e dare un’autorità di riferimento al movimento per i diritti. La SCLC riesce così a riunire e dare una forma precisa al movimento dei vari gruppi di neri che in precedenza avevano come unico riferimento le singole parrocchie della città. Intanto gli attentati continuarono fino al 31 gennaio, quando sette persone bianche vennero arrestate in relazione agli eventi accaduti.[46]
Il 14 febbraio 1957 a New Orleans King venne eletto capo del SCLC[47] che guiderà fino al suo assassinio, 11 anni più tardi. Nello stesso mese il suo volto comparve sulla copertina della rivista TIME[48]. Tenne un discorso a Washington il 17 maggio 1957 intitolato Give Us the Ballot (dateci il voto) mentre pochi mesi dopo, nel settembre osservò perplesso le sorti del liceo a Little Rock e l’incapacità del governatore, Orval Faubus.[49] Intanto si dibatteva per l’esercizio al voto da parte degli afroamericani. Incontrò il presidente Dwight D. Eisenhower il 23 giugno 1958[50]. Le prime campagne di King erano incentrate sull’abolizione di quel sistema di norme segregazioniste vigenti in particolare negli stati del Sud (in primis l’Alabama) degli USA, note informalmente come Leggi Jim Crow.
Jim Crow era un personaggio di una notissima coon song di fine Ottocento, un nero sciancato, derelitto, emblema della discriminazione razziale: infatti uno dei motti tipici della lotta all’emancipazione era “Stop Jim Crow”. Ricevette la Spingarn Medal (medaglia Spingarn) onorificenza della NAACP: fu il più giovane a cui andò tale riconoscimento[51]. Venne invitato, insieme alla moglie, alla cerimonia per la nascita del Ghana che dopo anni di lotta riuscì a liberarsi dal dominio britannico, il 6 marzo 1957,[52] insieme ad altri esponenti di spicco[53]. Il 3 settembre 1958 Martin Luther King si recò in compagnia di sua moglie al tribunale di Montgomery, avevano accompagnato il loro amico Ralph Abernathy: King avrebbe dovuto testimoniare in favore di Abernathy ma un sergente di polizia non lo fece entrare nella sala.
Il reverendo disse che l’aspettava l’avvocato Fred Gray, tentennò e venne arrestato, maltrattato e condotto in prigione.[54] Rilasciato pagando la cauzione venne condannato il giorno dopo al pagamento di 14 dollari o alla prigionia per 14 giorni. Udendo la sentenza King rifiutò di pagare, le sue parole convinsero lo stesso commissario di polizia a pagare di tasca propria la multa e lasciarlo libero.[55] Il 20 settembre 1958, mentre King firmava alcune copie del suo libro Stride toward freedom (“Marcia verso la libertà”) in un negozio di Harlem, venne pugnalato al petto, con un tagliacarte, dalla domestica quarantaduenne Izola Ware Curry, una donna afroamericana disturbata mentalmente.[56] Riportò una ferita profonda. Fu portato all’Harlem Hospital dove rimase per ore ad attendere che gli estraessero la lama dal corpo, e venne operato. King chiese spiegazioni circa la lunga attesa al chirurgo Aubrey Maynard e gli venne risposto che la lama si era conficcata in profondità per cui l’operazione era più complicata del previsto.[57]
Durante il periodo di convalescenza fu ospite del reverendo Sandy F. Ray, vi trascorse alcuni giorni, tornò a Montgomery il 24 ottobre. Viaggiò in India approfittando del fatto che il primo ministro indiano, Jawaharlal Nehru, era in visita negli USA e desiderava conoscere King. Oltre alla consorte fece parte del gruppo anche il suo biografo, Lawrence Reddick, che partì con loro il 3 febbraio 1959, raggiungendo il paese dopo una piccola sosta a Parigi in cui King conobbe Richard Wright. Atterrarono a Bombay il 10 febbraio, ripartirono il 10 marzo[58]. Con la famiglia si trasferì il 24 gennaio ad Atlanta dove King aiutò suo padre. Fu impressionato dall’abilità di due avvocati afroamericani William Ming e Hubert Delaney che vinsero una causa dove la giuria era completamente composta da bianchi: questo fu un caso che fece molto scalpore all’epoca e convinse King dell’efficienza dell’abilità oratoria quando si difendeva la verità[59].

Incontro fra Martin Luther King e il presidente John F. Kennedy, 28 agosto 1963

Il 31 gennaio 1960 iniziò il movimento studentesco: Joseph Mcneill, uno studente nero di un college del Carolina del Nord si vide rifiutato il servizio alla tavola calda perché afroamericano.[60] Il giorno dopo con alcuni amici vi ritornò e nuovamente gli venne rifiutato il servizio, il movimento si diffuse fra tutti gli studenti dei paesi del Sud, in tre mesi in più di 50 città.[60] James Lawson aveva organizzato un movimento studentesco a Nashville e chiese l’intervento di King, che decise di far visita ai manifestanti e al F. W. Woolworth, negozio situato a Durham, tenne un discorso ma non poté schierarsi inizialmente con loro in quanto i pastori di Atlanta erano contrari. Esortò dunque a riempire le carceri se necessario ma di continuare a cercare di convincere l’avversario, non di annientarlo.[61]
King incontrò John F. Kennedy il 23 giugno del 1960,[62] Kennedy lo rassicurò affermando che riteneva fondamentale la questione del diritto al voto e che era favorevole da sempre ai diritti civili, il pastore obiettò ricordandogli che nel 1957 si era espresso contro una legge importante proprio per quei diritti, rispose che ora la pensava in maniera opposta al passato. John ottenne la sua nomination e invitò King a tenere un discorso ma il reverendo non poté accettare l’invito in quanto si doveva dare conto a Nixon e invitare anche lui, e a tale obiezione non si organizzò più nulla.[63] King partecipò al sit-in tenutosi nel grande magazzino Rich, Atlanta, il 19 ottobre 1960 venne arrestato insieme a 51 studenti.[64]
King non sapeva di essere recidivo,[65] per questo venne condannato a quattro mesi di lavori forzati, da scontare al penitenziario di Reidsville: sentenza pronunciata dal giudice J. Oscar Mitchell,[66] l’avvocato che difendeva King era Charles M. Clayton. Grazie all’insistenza di Harris Wofford e alle pressioni di John e Robert Kennedy, King venne liberato il giorno dopo il trasferimento.[67] Alle elezioni presidenziali Kennedy ebbe circa il settanta percento dei voti della comunità nera: nell’agenda del nuovo Presidente degli Stati Uniti entrano così di prepotenza i temi dei diritti civili (voto, lavoro, elezione, …) per gli afroamericani. Grazie anche all’appoggio della Casa Bianca, King e gli altri leader della SCLC proseguono le loro campagne nel Sud degli Stati, soprattutto nel Mississippi e nella Georgia.

Il Congress of Racial Equality (CORE) organizzò un primo gruppo di Freedom Riders che partì da Washington il 4 maggio 1961 in autobus, ma venne attaccato quasi giunto ad Anniston, stato di Alabama. I partecipanti vennero ricoverati in un ospedale. Il 21 maggio del 1961 King[68] tenne un discorso a tal proposito nella sua chiesa[69] mentre era assediato da teppisti, undici membri giunsero poi ad Albany nel dicembre 1961. Nel novembre del 1961 ad Albany, in Georgia, si formò un movimento di lotta anti-segregazionista, entro il quale a dicembre si inserì anche il movimento di lotta non-violenta di King e della SCLC. Il movimento mobilita centinaia di cittadini e la campagna riesce a suscitare, attraverso tecniche di nonviolenza, l’attenzione della cittadinanza e dell’opinione pubblica statunitense e mondiale. Il 15 dicembre 1961 King rispose a un invito di William G. Anderson, leader del movimento, presentandosi ad Albany.
Il giorno dopo venne incarcerato nel corso di un arresto di massa dei manifestanti (700 arresti, le accuse erano quella di disturbo alla quiete pubblica, ostacolo al traffico e aver partecipato a una «dimostrazione non autorizzata»[70]): la sera stessa vennero rilasciati ma i giudici poi confermarono le accuse. Il giudice A. N. Durden lesse la sentenza il 10 luglio: 178 dollari o 45 giorni di lavori forzati (furono condannati in quattro: oltre a King, Ralph Abernathy, Eddie Jackson e Solomon Walker[71]). Il reverendo decise per la prigione, per cui il 23 luglio quando – chiamato da Laurie Pritchett – seppe che la multa era stata pagata, uscì malvolentieri di prigione. La contravvenzione era stata pagata da un non identificato afroamericano e King commentò la notizia dicendo: «era la prima volta che ci buttavano fuori per forza da una prigione»[72]. Per gli incidenti accaduti il 24 luglio il giorno dopo il 25 luglio, King proclamò una giornata di penitenza[73].
King fu arrestato nuovamente il 27 luglio: quel giorno stava partecipando a una veglia in compagnia fra gli altri di Slater King e Anderson davanti al municipio, davanti a numerosi giornalisti, lo sceriffo li aveva invitati nel suo ufficio. Al loro rifiuto vennero incarcerati,[74] avrebbe dovuto partecipare al programma televisivo Meet the press condotto da Lawrence Spivak,[75] ma venne sostituito da Anderson. Le successive riunioni si tennero in prigione. Gli arresti continuarono nei giorni successivi, dopo la sentenza del 10 agosto, con sospensione condizionale della pena, si decise di annullare le marce previste. Sebbene non avesse raggiunto l’obiettivo prefissato, la campagna di Albany mostrò per la prima volta il sostegno che una ben organizzato impegno non-violento poteva fornire alla lotta del movimento nazionale per i diritti civili.

La campagna di Birmingham

King mostra la medaglia ricevuta da Robert Ferdinand Wagner II

Sotto la guida del reverendo Wyatt Tee Walker, direttore esecutivo della SCLC nel periodo 1960-1964, inizia a Birmingham, in Alabama, una campagna per la promozione dei diritti civili degli afroamericani, per eliminare le politiche sociali, civili ed economiche segregazioniste del paese, era divenuta un simbolo, pensando anche alle affermazioni del governatore dell’Alabama George Wallace.[76] King incontrò Walker, Fred Shuttlesworth, che in precedenza aveva fondato l’ACMHR, ovvero il Movimento cristiano dell’Alabama per i diritti umani e Abernathy al numero 29 del motel Gaston, luogo di incontri anche in passato. Insieme stilarono il progetto C.[77] che prevedeva una serie di sit-in e marce costringendo la polizia all’arresto dei manifestanti.
Un tipico sit-in consisteva in entrare in un locale “proibito” ai neri, sedersi sul pavimento finché la polizia non interveniva per sgombrare: gli attivisti non reagivano alle violenze verbali e fisiche della polizia, ma si lasciavano trascinare fuori dai locali fino alle prigioni.[9] Il 3 aprile 1963250 volontari[78] manifestarono occupando ristoranti e negozi guidati da Fred Shuttles. Bull Connor che aveva perso pochi giorni prima alle elezioni contro Albert Burton Boutwell al ballottaggio, motivo per cui si era deciso di posticipare l’iniziativa, si oppose a tale decisione arrestando 20 persone.[79] le proteste e gli arresti continuarono nei giorni seguenti, il 10 aprile il tribunale emise un’ingiunzione che obbligava i dimostranti a terminare ogni manifestazione, la risposta di King fu la disobbedienza civile: disobbedire alle leggi che si ritenevano ingiuste, subendone le conseguenze penali.
Il 12 aprile si decise di marciare sicuri di andare in prigione: con King Ralph Abernathy e 50 persone partirono dalla chiesa di Zion Hillcantando fino all’incontro con la polizia e l’arresto, così si riempiva oltremodo le prigioni della città.[80] Dalla prigione stilò la sua celebre Lettera dalla prigione di Birmingham[81] che fu pubblicata come risposta al An Appeal for Law and Order and Commons Sense pubblicata sul Birmingham News[82] Nel suo scritto dove citava gli esempi sulle leggi ingiuste di Sant’Agostino «una legge ingiusta non è legge» e Tommaso d’Aquino affermando che se un individuo che ritiene, in coscienza, una legge ingiusta ed è disposto al carcere per dimostrare il suo dissenso rispetta in realtà la legge.
Ricorda che la disubbidienza civile non sia una novità, citando ad esempio la rivolta del Tè di Boston e risponde a chi gli avrebbe scritto che il tempo gli avrebbe dato ragione e che non doveva accelerare i tempi, perché «i tempi sono sempre maturi per fare quel che è giusto»[83]. Dopo 8 giorni King e Abernathy uscirono di prigione, la campagna riprese. King ritornò su una sua vecchia idea, quella di coinvolgere adolescenti e bambini. Si trattava della “Crociata dei bambini”, dopo alcune marce che coinvolgeva pochi bambini[84] da un’idea di Jim Bevel si organizzò il D-Day il 2 maggio,[85] a cui parteciparono migliaia di bambini e ragazzi di età sino a 18 anni, gli arresti furono circa 1.000,[86] mentre la popolazione bianca rimase neutrale.
Il giorno dopo il 3 maggio ci fu un altro corteo, dove vennero utilizzate le pompe antincendio contro i ragazzi,[87] e i cani[88] e sotto gli occhi di tutto il mondo, Birmingham dava un terribile spettacolo di razzismo e violenza.[9] Il 5 maggio, dopo un raduno in una chiesa di New Pilgrim, una marcia guidata da Charles Billups incontrò Connor e i suoi uomini armati di idranti, al suo ordine di aprirli i suoi uomini non fecero nulla, permettendo agli afroamericani di superarli[89] Nonostante gli episodi di scontro tra polizia e manifestanti, dove Fred Shuttlesworth rimase gravemente ferito e nonostante le accuse verso King e la SCLC di utilizzare i bambini nelle proteste, esponendoli a gravi pericoli, alla fine della campagna di Birmingham la reputazione di Martin Luther King e del movimento dei diritti civili cresce notevolmente.

Effetti di un attentato nei pressi del Gaston Motel dove Martin Luther King, e i leader del movimento SCLCalloggiavano durante la manifestazione di Birmingham per i diritti civili, 14 maggio 1963

Intervennero Burke Marshall e Joseph F. Dolan a dirimere la questione, intanto durante un incontro tenutosi il 7 maggio ci fu un’altra protesta civile, tanto numerosa fu la partecipazione che le prigioni non bastarono a contenerli tutti. Di fronte a tale spettacolo si iniziò a cercare un accordo e il 10 maggio stabilirono 4 punti a firmarono il patto: nei punti decisi si stabilì l’abolizione del segregazionismo nelle tavole calde e nelle toilette e assunzione senza discriminazione nelle imprese[90][91]. Saputo di tale sottoscrizione ci furono rappresaglie: un attentato dinamitardo contro la casa del fratello di Martin Luther, A. D. King e la stanza del motel che veniva utilizzata frequentemente dal reverendo.
Quella notte venne percosso Wyatt Walker e sua moglie Anne Walker (mentre gli afroamericani cantavano We Shall Overcome)[92] per i disordini il giorno dopo intervennero l’esercito federale e la Guardia Nazionale dell’Alabama. Pochi giorni dopo si venne a sapere che oltre mille studenti furono sospesi o espulsi, il movimento portò in tribunale la decisione, e il ricorso in appello con sentenza del 22 maggio del giudice Elbert P. Tuttle annullò la decisione presa in precedenza,[93] mentre il giorno dopo la Corte superma dell’Alabama decise di destituire Connor. Nel frattempo le “leggi di Jim Crow” vigenti nella città vengono eliminate, aprendo molti posti pubblici alla presenza dei neri, mentre il 12 giugno 1963 viene ucciso Medgar Evers, leader della NAACP.

La marcia su Washington

Martin Luther King, Jr con Mathew Ahmann, marcia di Washington, 28 agosto 1963

Sull’onda dell’indignazione per i fatti di Birmingham il presidente Kennedy presentò al Congresso un provvedimento che sancì i pari diritti per bianchi e neri d’America: l’idea del presidente venne fortemente osteggiata dagli stati del Sud. King, insieme a molti altri leader delle principali organizzazioni per la lotta per i diritti civili dei neri, guidò verso Washington la celeberrima “marcia per il lavoro e la libertà” (28 agosto 1963), il cui organizzatore strategico e logistico fu Bayard Rustin. Circa 250.000 persone si radunarono,[94] di cui 50.000 afroamericane, per celebrare la proclamazione di emancipazione di Lincoln[95] tenutasi al Lincoln Memorial di Washington.
Si parlò in questo senso di partecipazione dei Big Six, leader delle sei grandi organizzazioni per i diritti civili, a un’unica manifestazione; assieme a King (SCLC) c’erano: Roy Wilkins (NAACP), Whitney Young (NUL), A. Philip Randolph (Brotherhood of Sleeping Car Porters), John Lewis (Student Nonviolent Coordinating Committee-SNCC) e James L. Farmer Junior (CORE). John F. Kennedy fu inizialmente contrario alla marcia temendo possibili incidenti, ma poi, comprendendo i motivi per cui i sei grandi volevano parteciparvi, finì con l’appoggiarla.[96] La folla poté assistere alla stretta di mano tra Kennedy e i leader della SCLC e al celebre discorso “I have a dream” di King, preparato sino a poche ore prima di quella stessa giornata,[97] che divenne il discorso-simbolo della marcia ed uno dei più famosi della storia oratoria americana, paragonabile ad esempio all'”Infamy Speech” di Roosevelt.
Al tempo quella straordinaria partecipazione era la più grande che Washington avesse mai avuto nella sua secolare storia. La “marcia per il lavoro e la libertà” non si limitò solo a questo, ma fece precise richieste: fine della segregazione razziale nelle scuole, una efficace legiferazione sul tema dei diritti civili, la protezione dalle brutalità della polizia per gli attivisti, uno stipendio minimo di 2 dollari all’ora per tutti i lavoratori[98] ed un organo di auto-governo per Washington D.C., a quel tempo governata da un comitato. Tra le voci più critiche dell’evento quella di Malcolm X, che definì l’evento come la “Farsa su Washington” (“Farce on Washington”), mentre a molti membri della Nation of Islam non fu permesso di partecipare alla marcia.

King con Malcolm X, prima di una conferenza stampa, 26 marzo 1964

Pochi giorni dopo il 15 settembre 1963 ci fu un attentato dinamitardo contro una chiesa di Birmingham, in cui persero la vita quattro bambine afroamericane.[99] King incontrò John Kennedy dopo l’attentato il 19 settembre 1963, il 22 lo stesso reverendo tenne un’omelia per le bambine morte. Il 22 novembre 1963 l’omicidio di John Fitzgerald Kennedy scosse l’America e King, che nel suo discorso affermò che l’odio è contagioso come un virus che deve essere fermato: “Più che chiedersi chi l’abbia ucciso ci si doveva chiedere cosa lo avesse ucciso”[100].

Altre importanti occasioni di protesta avvennero a St. Augustine, in Florida, nel 1964: il 9 febbraio 1964 fu Robert Hayling, che guidava il movimento dei diritti civili, a chiedere l’intervento della SCLC, giunsero prima Hosea Williams ed in seguito lo stesso King intervenne.[101] Vi furono molte manifestazioni che portarono a 285 arresti,[101] il 28 maggio il reverendo in un suo discorso chiese aiuto. Lo stesso King andrà in prigione l’11 giugno,[102] mentre uscì il suo libro We Can’t Wait. Si decise di chiedere l’intervento del governatore, ottenendo una commissione composta da quattro membri il cui compito era quello di vagliare la situazione e trovare il modo di risolvere i problemi razziali.[103].

Lyndon B. Johnson firma il Civil Rights Act del 1964. Tra gli ospiti dietro di lui, c’è Martin Luther King

Saputo di ciò le proteste cessarono in attesa dell’esito. Gli attivisti lasciarono la città quando seppero dell’imminente disegno legislativo sui diritti civili nazionale e della Civil Rights Act firmata dal nuovo presidente Lyndon Johnson. Il 21 giugno 1964 scomparvero alcuni attivisti,[104]nello stato del Mississippi, alle porte della manifestazione Estate della libertà. King decise di visitare alcune città dello stato dopo aver dichiarato pubblicamente, il 16 luglio di essere contrario alla candidatura di Barry Goldwater[105] Viaggiò in molte città dello stato fra cui Greenwood,[106] per giungere dopo varie tappe a Philadelphia, luogo dove gli attivisti furono uccisi. Nel viaggio apprezzò gli sforzi della manifestazione estiva.[107]
Il Partito Democratico della Libertà del Mississippi (MFDP) avanzò delle richieste alla commissione per l’accreditamento del Partito Democratico nazionale cercando di ottenerne il riconoscimento ufficiale. King tenne un discorso in favore.[108] Martin Luther King conobbe Malcolm X il 26 marzo 1964 scambiandovi poche parole:[109] l’attivista, portatore di una linea aggressiva, criticava la nonviolenza praticata da Martin Luther; il pastore vedeva in lui una vittima del sistema che induce a far sentire gli afroamericani dei nessuno e reagire senza comprendere la differenza fra il non opporre resistenza e opporre una resistenza non violenta.[110] A Selma, in Alabama, il 5 febbraio 1965 Malcolm X parlò con Coretta dimostrandosi più interessato alla non violenza e pochi giorni dopo, il 21 febbraio, venne ucciso.[111]

Il 10 dicembre 1964, a Oslo, ricevette il premio Nobel per la pace. Nel discorso tenutosi al banchetto celebrativo ad Atlanta, il 27 gennaio 1965, affermò che doveva tornare a valle intendendo che se si fosse ritirato una volta ottenuto il massimo riconoscimento, si sarebbe ritirato all’apice, alla vetta.[112]
Nel dicembre 1964, durante un incontro con il presidente Johnson, King gli sottopose la sua idea su una riforma del voto, per estendere la partecipazione al voto degli afroamericani. Johnson giudicò la riforma troppo avanzata e che quindi rischiava di non essere accettata. Secondo Martin Luther King erano quattro gli elementi a sfavore degli afroamericani sul diritto al voto:
1. Il controllo delle amministrazioni locali era affidato a personaggi quali lo sceriffo di Selma, Jim Clark, di idee segregazioniste;[113]
2. Le ordinanze (come quelle sui cortei) impedivano di fatto agli afroamericani di riunirsi;
3. La difficoltà di iscriversi nelle liste per il voto, in riferimento al fatto che nella sola contea di Dallas invece dei 15.000 afroamericani erano iscritti solo 335;[114]
4. Gli elettori dovevano sottoporsi ad un esame che doveva servire per comprendere se l’elettore sapesse scrivere e leggere, ma che in realtà era diventato arduo superare.[115]
La SCLC unì le proprie forze a quelle di un’altra grande organizzazione per i diritti civili dei neri, la SNCC (Student Nonviolent Coordinating Committee), per organizzare manifestazioni a Selma, in Alabama, dove già da tempo la SNCC si dava da fare, con l’appoggio di un altro gruppo di attivisti, i cosiddetti Courageous Eight,[116] per incentivare la partecipazione al voto dei membri della comunità nera. I preparativi iniziarono il 17 dicembre 1964; nel frattempo anche la lega degli elettori della contea di Dallas chiese aiuto al movimento di King. I movimenti iniziarono il 2 gennaio 1965, quando King, appena giunto in città, tenne un discorso pubblico alla Brown Chapel[117].

Bloody Sunday: manifestanti vanno incontro agli ufficiali di polizia al ponte Edmund Pettus

Si organizzarono delle marce a Selma e Marion, a cui fecero seguito migliaia di arresti; anche King venne arrestato insieme ad oltre duecento persone mentre tentava di raggiungere il tribunale.[118] Dalla prigione diede le sue direttive a Joe Lowery, che doveva chiedere l’intervento del governatore della Florida Leroy Collin, e a Walter Fauntroy che doveva contattare il Presidente.[119] Per trovare un accordo incontrò più volte il vicepresidente Hubert H. Humphrey e il ministro della Giustizia Nicholas Katzenbach, intanto si susseguivano episodi di violenza, fra cui l’uccisione di Jimmie Lee Jackson[120] il 26 febbraio, e il pestaggio dei manifestanti al ponte Edmund Pettus il 7 marzo.[121]
Grazie a queste e altre importanti proteste la figura di King assunse grande rilevanza a livello mondiale, suggellata dall’incontro con il papa Paolo VI, avvenuto il 18 settembre, da cui ricevette pieno appoggio alla propria azione.[9]

Sempre nell’ottica della lotta per i diritti civili nella città di Selma, King e la SCLC, con la parziale collaborazione della SNCC, cercarono di organizzare una marcia da Selma a Montgomery, capitale dello stato dell’Alabama. Un primo tentativo di effettuare la marcia avvenne il 7 marzo 1965, una domenica, e fu interrotto a causa degli attacchi ai manifestanti da parte di bande di bianchi e della polizia.[122] I terribili scontri di quel 7 marzo 1965 resero quel giorno noto come il “Bloody Sunday”: nonostante King non fosse presente alla marcia essa costituì una delle tappe più importanti della lotta nonviolenta del movimento per i diritti civili. Le immagini e le testimonianze delle brutalità della polizia verso i manifestanti fecero il giro degli Stati Uniti, rendendo partecipe gran parte dell’opinione pubblica dell’entità della questione sollevata dal movimento.
Il 9 marzo il giudice Frank M. Johnson emise un’ordinanza che impediva la marcia che si stava per svolgere, guidata da King: sarebbe dovuta partire da Selma, mentre James Clark aveva radunato i suoi uomini sulla superstrada 80. King era deciso comunque alla partenza, giunsero John Doar e il governatore Collins che cercarono di fargli cambiare idea, senza riuscirci: la marcia iniziò e terminò quando si trovarono di fronte alla minaccia violenta di Clark. Il pastore di Atlanta, nel conversare con Collins, disse che più che convincere loro a non marciare sarebbe stato meglio convincere gli altri a non usare la violenza[123].

King incontra il presidente Lyndon B. Johnson, 6 agosto 1965

L’11 marzo, lo stesso giorno in cui James Reeb venne ucciso[124], ottennero il permesso di marciare da Selma fino a Montgomery: il 21 marzo iniziò la marcia, che terminò il 25 a Montgomery (partirono in circa 4.000 e giunsero in più di 20.000[125]); al termine della manifestazione King tenne un discorso in cui tra l’altro rispondeva alla domanda sentita da tutti i presenti: «Quanto tempo ci vorrà?» con «Non molto».[126] Quello stesso giorno venne uccisa una donna bianca simpatizzante per il movimento di King, Viola Liuzzo.
Il 15 marzo il presidente Johnson annunciò la presentazione della legge sul diritto al voto, la Voting Rights Act, che venne firmata il 6 agosto[127].

Nel 1965, Martin Luther King, come presidente della SCLC, venne invitato da Al Raby e Syd Finley[128] leader afroamericani di Chicago: il pastore raggiunse la città il 26 luglio 1965, vi rimase per tre giorni, e organizzò una marcia raggiungendo il municipio della città,[129] e tenne un discorso di fronte al CCCO (Consiglio di coordinamento delle organizzazioni di comunità, Coordinating Council of Community Organizations), organizzazione creata da Al Raby. Lasciò la città e tempo dopo visitò il quartiere Watts, (quartiere di Los Angeles) dopo gli atti di violenza compiuti ad agosto del 1965, il giorno 17[130] Il 7 gennaio 1966 partì la campagna di Chicago, questa volta trovò il sindaco Richard Daley ad opporsi[131].
King decise di trasferirsi nei quartieri più poveri della “città del vento”, nel North Lawndale[132] per vivere come i disagiati cittadini. Vivendovi King osservò la situazione in cui versava il sistema immobiliare, il costo degli affitti di quelle case fatiscenti, ad esempio, superava quello degli appartamenti residenziali in periferia pagati dai bianchi.[133] e comprese attraverso i suoi figli come vivevano male i bambini della città. King decise il 10 luglio al raduno di Soldier Field, di promuovere la città aperta a Chicago, al suo discorso furono migliaia i presenti.[134] La SCLC formò una coalizione con la CCCO e a partire dalla primavera del 1966, condusse una serie di grandi marce per la lotta contro la discriminazione nella città di Chicago, che toccarono molti quartieri come Bogan, Belmont, Cragin e Jefferson Park. Spesso le marce di protesta erano accolte nei rioni con il lancio di bottiglie, mattoni, sassi e lo stesso King commentò affermando che qui vi era più odio che altrove.[135]
Le marce continuarono (in una di esse King riferisce di aver sfilato con i Blackstone Rangers che colpiti dai lanci di materiale vario continuarono a camminare, anche con tagli e nasi rotti[136]) e lo stesso King il 5 agosto 1966 venne colpito da un lancio di sassi al Gage Park,[137] ma proseguì a tenere testa al corteo nonostante i rischi. Venne organizzato un incontro del 17 agosto con i rappresentanti dell’associazione degli agenti immobiliari del Consiglio delle proprietà immobiliari, durato 10 ore, senza esiti la protesta continuò. Si volse l’attenzione sulle abitazioni fornite agli afroamericani, si lavorò per renderle più accoglienti, grazie alle associazioni di inquilini, che in un anno aumentarono in tutta la città[138] fra i risultati ottenuti sui contratti: cifra fissa, manutenzione e alcuni servizi offerti. Altro obiettivo era quello di risanare i quartieri, una volta restaurati gli edifici venivano acquistati da cooperative di inquilini precedenti costituite.
In seguito operò con l’operazione «borsa della spesa» (in originale «breadbasket», che letteralmente si traduce con «cesto del pane»[139]), in cui si individuava un’azienda e si controllavano il numero di dipendenti e quanti di essi fossero neri: se la percentuale fosse bassa o se erano addetti ai soli lavori umili venivano organizzati incontri con i responsabili dell’azienda giungendo a distribuzioni del lavoro più equo; in questo modo si diede nuovo lavoro a più di duecento afroamericani[140] grazie ai movimenti che suscitò nella città, si giunse all’incontro del 26 agosto con Richard J. Daley[141]. La riuscita di tali manovre era data dal boicotaggio promesso verso le aziende che non rispettavano la divisione equa[142].
Dopo una pausa in cui scrisse il suo libro, Where do We Go from Here, Chaos or Community?, ritornò a Chicago per constatare che in sua assenza non venne fatto alcun passo in avanti. Quando King e gli altri membri delle organizzazioni ritornarono al Sud, lasciarono la situazione in mano ad un giovane studente di un seminario: Jesse Jackson. Jackson era entrato a far parte della SCLC a Selma, in poco tempo la collaborazione e l’intesa con King erano diventati tali che quest’ultimo non esitò ad affidargli la direzione organizzativa per l’SCLC di Chicago. L’anno successivo Jackson viene promosso direttore nazionale, iniziando il cammino che lo porterà, negli anni ottanta, a raggiungere la grande notorietà imponendosi come leader degli afroamericani e come politico del Partito Democratico.

Quando Martin Luther King seppe che James Meredith venne ferito durante la marcia contro la paura il 6 giugno 1966, viaggiò con Floyd McKissick per incontrarlo in ospedale. I due decisero con Stokely Carmichael di continuare il viaggio iniziato da James, durante il primo tratto del tragitto iniziarono le critiche,[143] e al termine tornarono a Memphis. I Deacons for Defens e altri erano convinti dell’importanza dell’autodifesa mentre King obiettava che non si trattava di difendere la propria casa ma di portare armi in una manifestazione[144]mentre Stokely non voleva la partecipazione dei bianchi alle manifestazioni organizzate,[145] King invece ricordava chi fra i bianchi aveva dato la vita per l’eguaglianza non accettando l’idea di ripudiare i loro sacrifici; i presenti vennero convinti dalle sue parole; tempo dopo, il 16 giugno, lo stesso Stokely coniò il termine «Black Power»[146].
King cercò di convincere ad abbandonare il progetto in quanto – rappresentando il solo 10% della popolazione – avevano bisogno di alleati per vincere la loro battaglia e affermò che anche se pronto a morire non era pronto a provocare morti inutili[147]. Discussero dello slogan, di come fosse necessaria la parola «nero» all’interno di esso, alla fine si decise che durante la marcia non venissero utilizzati slogan di alcun tipo, ma la maggioranza era a sfavore di King. L’intento di Carmichael era quello di far prendere una posizione a King sul tema del potere nero[148]. Per Martin Luther King il Black Power era nato dalla delusione degli afroamericani, ma offriva dei risvolti positivi come l’appellarsi alla coscienza dei neri esortandoli all’attivismo[149].
Tuttavia rimase sempre contrario all’idea di fondo: oltre alla convinzione che la violenza portasse solo ad altra violenza, egli non vedeva la speranza in ciò che nasceva dalla disperazione e ciò che era senza speranza non aveva consistenza[150], ricordando i tentativi falliti in passato di Denmark Vesey e Nat Turner e continuando a vedere nella nonviolenza l’uso corretto e positivo del potere. Nel 1966 Carmichael aveva costituito la Lowndes County Freedom Organization (LCFO), che per la stampa divenne conosciuta come “Black Panther Party”, nome che successivamente sarebbe stato di ispirazione per il più conosciuto Black Panther Party. Un altro leader, Omali Yeshitela, in nome delle violenze perpetrate dalla colonizzazione europea dell’Africa e dallo schiavismo incitava non al dialogo con la comunità bianca ma allo scontro con essa. Il clima di tensione e violenza che si registra in seno al movimento per i diritti delle comunità nere sfocia negli scontri nel ghetto nero di Los Angeles, nell’estate del 1966: 35 morti, 1033 feriti e decine di milioni di dollari di danni.[9]

King incontrò Marian Wright ad Atlanta, dove gli espose una sua idea[151] che il pastore ampliò in un incontro con gli esponenti del SCLC nel novembre 1967. Si trattava della campagna a sostegno dei poveri, la Poor People’s Campaign. Lo scopo era quello di radunare migliaia di poveri, non solo afroamericani, ma anche indiani, portoricani e di altre nazionalità e farli marciare a Washington, domandando aiuti economici per le fasce sociali più deboli degli Stati Uniti. Il piano era quello di radunare 3.000 persone provenienti da 10 città diverse.[152] La campagna iniziò ufficialmente il 4 dicembre 1967[153]. James Lawson chiese a King di raggiungerlo a Memphis per dialogare con gli operai della nettezza urbana in sciopero, il 18 marzo 1968 parlò con 1.300 di loro esortandoli a continuare la protesta, in quella settimana il pastore pronunciò oltre 30 discorsi.[154]
Il 28 marzo a Memphis radunò migliaia di persone[155] in un corteo che per i contrasti con la polizia portò alla morte un afroamericano di 16 anni, Larry Paine, e deluso dall’accaduto lasciò la città: vi furono circa 300 arresti, si parlò di sconfitta del movimento, che provava che la marcia che si voleva organizzare era destinata a fallire[156]. Deciso a riprendere il movimento, vi ritornò il mese successivo, e il 3 aprile tenne il suo ultimo discorso al tempio del vescovo Charles J. Mason, in cui ricordò quanti passi aveva fatto da quel giorno dell’attentato che non avrebbe potuto compiere se avesse starnutito, e che non importava se la sua vita fosse terminata presto, anche se avrebbe voluto vivere a lungo, in quanto aveva raggiunto la vetta della montagna.[157] Sarebbe stato assassinato il giorno seguente. Il movimento continuò il suo lavoro e il mese successivo si tennero delle manifestazioni nella città di Washington.

Martin Luther King giunse a Memphis il 4 aprile 1968, dopo che il suo volo era stato ritardato per un allarme bomba. Dopo la marcia finita con la morte del ragazzo, rientra al Lorraine Motel sito a Mulberry Street,[158] di proprietà di Walter Bailey, sempre a Memphis. Nella sua stanza, la 306, situata al secondo piano (come affermò poi lo stesso Walter Bailey King, frequentatore abituale del motel, occupava sempre la stessa stanza, ma nei giorni dell’omicidio era stata assegnata una stanza diversa, la 202, in quanto la 306 era già stata occupata, appena libera traslocarono[159]), assieme ai suoi collaboratori (tra cui il reverendo Ralph Abernathy e Jesse Jackson) cerca di organizzare un nuovo corteo per uno dei giorni successivi. Doveva cenare a casa del reverendo Samuel B. Kyles, alle 17:30 giunse al motel chiedendo al pastore di seguirlo.[160] Salomon Jones, l’autista di King gli consigliò, visto il freddo, di coprirsi con un cappotto. Parlò al musicista Ben Branch, che avrebbe dovuto suonare quella sera ad un incontro locale in una chiesa dove era programmato un culto.
King gli chiese di intonare il suo inno preferito Take my hand, my precious Lord[161] (“Prendimi per mano, mio prezioso Signore”), poi intonato davvero dalla celebre Mahalia Jackson,[162] cara amica di King, nel corso dei suoi funerali. Alle 18:01 King uscì sul balcone del secondo piano del motel, dove venne colpito da un colpo di fucile di precisione alla testa; subito dopo fu ritratto in una foto di Joseph Louw: unico giornalista rimasto dopo che il giorno precedente avevano tutti abbandonato la città, stava preparando un documentario sul pastore.[163] Venne soccorso fra gli altri anche da Marrell McCullough, agente di polizia, che cercò inutilmente di tamponare la ferita.[164] Fu utilizzato un proiettilecalibro 30-06.[165] Trasportato al St. Joseph’s Hospital, i medici constatarono un irreparabile danno cerebrale, la sua morte venne annunciata alle 19:05 del 4 aprile 1968.[166] La salma oggi riposa nel Southview Cemetery, in Jonesboro Road, Atlanta.