John Newton

“Da mercante di schiavi a predicatore”

“Meravigliosa grazia , che lieta novella …” così inizia uno dei più conosciuti ed amati cantici di tutti i tempi.: “Amazing Grace” (Meravigliosa Grazia) che nei nostri innari è conosciuto come “Io vo narrar”.
L’autore di queste parole fu John Newton , che in questo inno “autobiografico” descrive se stesso come miserabile e perduto ma ritrovato.
John Newton nacque a Londra il 24 luglio del 1725; era figlio di un capitano di una nave mercantile che faceva vela nel Mediterraneo.
Nel luglio del 1742, poco prima del suo settimo compleanno la sua cara madre, una pia credente che fin da piccolissimo lo aveva istruito nelle vie del Signore, morì, ed il giovane John prese molto male questa circostanza, tanto che da quel giorno iniziò il suo declino spirituale e la sua ribellione verso Dio.
Così, a soli 11 anni partì per mare insieme al padre e fece con lui 6 viaggi prima che questi si ritirasse dall’attività. Nel 1744 si imbarcò come allievo ufficiale sulla nave della marina inglese HMS Harwich ; trovando però intollerabili le condizioni a bordo disertò ma fu presto catturato , frustato pubblicamente e degradato da aspirante cadetto a marinaio semplice.
Dopo questi avvenimenti fu imbarcato “volontario” su di una “nave negriera” che lo portò fino alle coste della Sierra Leone in Africa , entrando alle dipendenze di un mercante di schiavi che lo trattò brutalmente .
In quei giorni la “tratta degli schiavi” dall’Africa era in pieno svolgimento e rappresentava fonte di enormi guadagni per uomini senza scrupoli.
Le navi britanniche gettavano le loro ancore lungo le coste dell’Africa Occidentale; lì capi locali facevano trovare recinti pieni di uomini e donne catturati durante scorribande o guerre con altre tribù.
I mercanti li compravano barattando per loro armi,munizioni, liquori, metalli e vestiti; una volta a bordo la “merce umana” veniva incatenata onde prevenire suicidi e fughe e stipata nelle stive in maniera da portarne il maggior numero possibile. (fino a 600 schiavi alla volta).
Durante quei viagg i inumani la mortalità tra i neri era altissima (circa il 20%) e i malati venivano semplicemente gettati in mare . Una volta giunti nelle Americhe il “carico” veniva scambiato con i prodotti delle Colonie: zucchero e melassa per la produzione del rum , che le navi riportavano in patria .John Newton si trovò così coinvolto in questo “commercio” che nel corso del diciottesimo secolo si calcola strappò alla libertà circa 6 milioni di persone.
In breve tempo Newton fece carriera e divenne egli stesso capitano di una nave occupata in commerci di questo genere. Ma che tipo di capitano era John Newton?
Si racconta che in quei giorni egli era talmente spregevole che il suo stesso equipaggio lo considerava poco più che un animale; una volta venne sbalzato fuori bordo ed i suoi uomini invece di calare una scialuppa di salvataggio gli scagliarono contro un arpione al quale però egli si afferrò per risalire sulla nave.
Ma sebbene John avesse abbandonato da lungo tempo ogni sentimento religioso Dio non si era dimenticato di lui né delle preghiere di sua madre.
Durante uno dei viaggi di ritorno a casa il suo veliero incappò in una violentissima tempesta; il vento era così impetuoso che tutte le scorte vennero gettate in mare e l’equipaggio si legava con funi per non subire la stessa sorte. Così mentre lottava per governare la nave, sperimentò quello che più tardi avrebbe descritto come la “sua grande liberazione”. Infatti come annotò più tardi nel “diario di bordo” , quando tutto sembrava irrimediabilmente perduto gridò ad alta voce ed apparentemente senza riflettere :
“Dio abbi pietà di noi !” … ma subito dopo pensò: “Quale pietà si può avere per uno come me?”
Ma il Signore gli rispose ed il giorno dopo approdarono in un porto irlandese dopo quattro settimane di tempesta e per il resto della sua vita Newton ricordò il 10 maggio 1748 come il giorno della sua conversione e della sua umiliazione nel quale finalmente egli si rimise alla volontà di Dio.
Egli continuò a navigare per qualche tempo dopo la sua conversione ma nel 1755 dopo una brutta malattia dovette lasciare per sempre la vita di mare; tra il 1755 e il 1760 fu impiegato come ispettore delle maree a Liverpool dove conobbe personalmente il grande evangelista metodista George Whitfield del quale divenne subito un discepolo entusiasta; nello stesso periodo incontrò anche John Wesley e cominciò a studiare come autodidatta il Greco e l’Ebraico .
In quei giorni sentì la chiamata di Dio al ministerio , fu ordinato ministro di culto e prese cura della comunità di Olney nel Buckinghamshire.
La piccola comunità divenne sempre più affollata e nel 1767 il poeta William Cowper si stabilì nella cittadina e si unì alla chiesa; Newton e Cowper divennero amici e collaborarono nella tenuta di incontri settimanali di preghiera per i quali si applicarono a scrivere un cantico nuovo per ogni riunione (!) Così nacque l’innario di Onley che ebbe una vasta popolarità. La prima edizione, pubblicata nel 1779 conteneva 68 cantici scritti da Cowper e 280 scritti da John Newton.
“Amazing Grace” (“Io vo narrar”) fu composto per uno di questi incontri di preghiera.
Newton non fu soltanto compositore di inni ma anche cronista e scrittore; i suoi scritti sono una viva testimonianza di quello che era in quell’epoca la vergognosa “tratta degli schiavi”
Nel 1780 Newton lasciò Onley per stabilirsi a Londra dove divenne rettore ; il suo ministerio influenzò molti tra i quali William Wilberforce che in seguito divenne il leader nella campagna per l’abolizione della schiavitù. Si narra che la sua testimonianza delle atrocità commesse nella tratta degli schiavi giunse anche alle orecchie del re Giorgio III e il parlamento emanò due leggi (una nel 1807 e l’altra nel 1808) che vietavano a chiunque di trasportare schiavi dentro o fuori i territori Inglesi. Nel 1833 la schiavitù venne definitivamente abolita in tutto l’Impero Britannico.
All’età di 82 anni , poco prima di morire John Newton disse :”La mia memoria se ne è quasi andata, ma ricordo ancora due cose: che io sono un grande peccatore e che Cristo è un grande Salvatore”.
Morì il 21 dicembre del 1807 non prima di aver lasciato istruzione per l’epitaffio della sua tomba sulla quale ancora oggi si può leggere:
“John Newton,…, un giorno infedele e libertino, mercante di schiavi in Africa, fu, dalla ricca misericordia del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, protetto, ristabilito, perdonato e designato a predicare la fede che per lungo tempo aveva cercato di distruggere.”