John Bunyan

“La vita cristiana è come un’avventura”

Quando per la prima volta lessi il “Pellegrinaggio del cristiano” non sapevo di trovarmi di fronte ad uno dei più grandi capolavori della letteratura evangelica di tutti i tempi.
La grandiosa allegoria di “Cristiano”, che parte dalla “città di Distruzione” e poi dopo pericoli combattimenti e miracolosi incontri giunge alla “Città Celeste” è uscita dal cuore e dalla penna di uno straordinario credente del diciassettesimo secolo: John Bunyan.
John Bunian nacque a Elstow , un piccolo villaggio inglese nel novembre del 1628, da genitori poveri ma così sensibili da mandarlo a scuola, un lusso ai quei tempi. Fin da fanciullo manifestò una indole irrequieta e da quel poco che si sa seguì le peggiori abitudini in voga tra i suoi coetanei e già a nove anni era uso a mentire, spergiurare e bestemmiare diventando una specie di capobanda; il suo comportamento era talmente profano dal riuscire a disgustare anche le persone irreligiose.
Nel 1644, a soli 16 anni, si arruolò tra le file dell’esercito Parlamentare di Oliver Cromwell (che combatteva la guerra civile contro le armate leali alla monarchia) ed in una occasione la sua vita fu risparmiata miracolosamente come anch’egli in seguito ne descrisse l’episodio:
“Quando ero un soldato, io, con altri, fui scelto per andare a sorvegliare un tale luogo; ma mentre mi stavo preparando a partire, uno della mia compagnia chiese di entrare nella mia stanza proponendomi di poter prendere il mio posto ed io acconsentii; mentre era di guardia al mio posto, fu colpito alla testa da una pallottola di moschetto, e morì”
Per grazia di Dio Bunyan sopravvisse alla guerra e nel 1647 lasciò l’esercito per ritornare al suo paese. A 19 anni si sposò con una giovane credente figlia di una coppia di genitori Puritani e quest’incontro rappresentò l’inizio del suo risveglio spirituale e come lui stesso scrisse in seguito “la mia fortuna è stata avere per moglie la figlia di un padre devoto”.
I coniugi Bunian erano talmente poveri che non possedevano che un piatto e un cucchiaio in due ma la grazia di Dio stava lavorando il cuore del giovane John che iniziò ad allontanarsi dai vizi della sua gioventù che sicuramente lo avrebbero portato presto alla rovina.
La prima “convinzione di peccato” la sperimentò ascoltando un sermone e provò una specie di risveglio della coscienza; era come se le parole del predicatore fossero state confezionate appositamente per lui e gli sembrò di udire un monito nell’anima: “Vuoi lasciare i tuoi peccati ed andare in cielo o tenerteli e andartene all’inferno?”. In questa crisi cercò sinceramente di praticare con zelo i dieci comandamenti e gli stessi parenti notarono in lui un profondo cambiamento lodandolo e facendo al tempo stesso crescere nel suo cuore un autocompiacimento che lo portò a pensare di essere “l’uomo migliore d’Inghilterra”
John era un buon religioso ma non un “salvato per grazia”. Un giorno ascoltando la santa conversazione di alcune povere ma devote credenti sentì per la prima volta parlare della redenzione per il sangue di Cristo e della potente opera che lo Spirito Santo poteva fare anche nel suo cuore e le parole udite provocarono in lui una tale perplessità, che rimise in discussione il suo cristianesimo di facciata.
Iniziò a leggere la Bibbia con desiderio e furono giorni di grande travaglio spirituale e di ricerca della verità; i suoi passi furono guidati dal Signore che lo portò a frequentare la Chiesa Battista di Bedford nel 1653 e conoscere il pastore Gifford che segnò profondamente la sua vita ispirando in lui la figura di “Evangelista” che ritroveremo nel “Pellegrinaggio del Cristiano”.
Ora John Bunyan era un vero credente, nato di nuovo, e membro effettivo della piccola comunità “non conformata” di Bedford.
Nel 1655 la sua cara moglie morì lasciandolo solo con 4 bambini ed anche Mr.Gifford morì nello stesso periodo ma il cuore di John era oramai indissolubilmente legato al suo Salvatore e determinato a continuare il cammino della fede.
Divenne un valido predicatore, si risposò con Elizabeth e soprattutto fu un valente scrittore e tra il 1657 ed il 1659 pubblicò le sue prime opere.
Bunian potè svolgere indisturbato il suo ministerio per lo spazio di 6 anni fino al mese di novembre 1660. Il 12 dello stesso mese la mano dello stato e della Chiesa di Inghilterra bigotta e tirannica fu su di lui ed egli fu imprigionato con l’accusa di non avere una regolare ordinazione ecclesiastica e di pregare senza utilizzare il libro di preghiere prescritto.
Non sapevano che John Bunyan, come l’apostolo Paolo, sarebbe stato usato da Dio anche in catene e che proprio in quella prigione sarebbero venuti alla luce molti dei più grandi capolavori cristiani mai scritti.
John era ora solo con Dio ma quella cella che doveva rappresentare il luogo della sua punizione divenne il luogo di una comunione più profonda e di preziosa meditazione. Egli disse “ i miei piedi stanno sul Monte Sion. Il mio corpo è in prigione, ma la mia mente è libera di studiare Cristo, e le insondabili ricchezze del suo infinito eterno amore. I miei nemici possono mettere le loro sbarre intorno a me, ma per fede mi elevo su di loro e volo in alto oltre le stelle; non possono mettere in ceppi le ali della fede e della speranza; non possono separarmi dal mio Dio.”
Rimase in quella prigione per ben dodici anni . In prigione studiò continuamente la Bibbia scrisse opuscoli e nove libri, inclusa la prima parte del “Pellegrinaggio del Cristiano”.

Inaspettatamente nel 1672 un decreto reale abrogò le precedenti sanzioni penali contro I credenti “anticonformisti” e Bunyan venne rimesso in libertà; tornò alla sua chiesa e ne fu il pastore e per il resto dei suoi anni fu allo stesso tempo scrittore e predicatore infaticabile. Dal 1658 al 1688 scrisse più di 60 libri. Nel 1688, ultimo anno della sua vita terrena, Bunyan venne chiamato a Reading per riconciliare un padre offeso con un figlio inquieto; la sua missione ebbe successo ma dopo il lungo viaggio di ritorno verso Londra, che dovette affrontare a cavallo e sotto una fitta pioggia, contrasse una febbre mortale; fu promosso alla gloria il 31 agosto dello stesso anno e le sue ultime parole furono:
“Prendimi , poiché io sto venendo a Te”